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ANTICA FERROVIA DI VALLOMBROSA

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ANTICA FERROVIA DI VALLOMBROSA

IL TRENINO DI VALLOMBROSA

Tutti conoscono Vallombrosa ma pochissimi sanno che questa splendida localita' montana fino al 1924 era raggiungibile con un trenino che partiva dalla stazione di S. Ellero e raggiungeva Saltino, lungo un percorso di 7,614 km., superando un dislivello di 845 m. La costruzione delle ferrovia che raggiungeva Vallombrosa si deve all’ingegno e all’acume dell’ingegner conte Giuseppe Telfener che, dopo un periodo di villeggiatura trascorso in questa zona, decise di investire le sue risorse finanziarie nella costruzione di una localita' di villeggiatura in questa zona bellissima.

Ma, visto che la zona la si poteva raggiungere solo dopo un lungo viaggio fatto su carrozze a cavalli, si rese conto che i suoi sforzi di portare turisti fin lassu' sarebbero stati vani se non avesse realizzato qualcosa che avesse ridotto di molto il tempo necessario a raggiungere Vallombrosa: ecco allora la brillante idea di costruire una linea ferroviaria a cremagliera che collegasse la zona con la linea ferroviaria Firenze – Roma alla stazione di S. Ellero.


Tutti i Marchi eventualmente citati in questo percorso sono di proprieta' esclusiva dei loro rispettivi proprietari e sono citati a meri fini illustrativi.

Questo manuale non vuol essere una guida esaustiva al percorso ed alle localita' indicate, noi abbiamo messo la massima cura nella sua redazione, ma cio' che descriviamo puo' contenere errori di ogni tipo e nessuno puo' attribuire responsabilita' di alcun tipo agli estensori di queste pagine.

Noi abbiamo pensato questa guida come un supporto culturale e organizzativo per il tempo libero di tutti: Dal portatore di handicap all'amante del percorso difficile ed estremo; pertanto il percorso segnalato e' meramente divulgativo; agli autori, ai redattori, ai webmaster dei siti comunque collegati a WALKINGITALY non puo' essere attribuita alcuna responsabilita'.

Maggiori informazioni per i pernottamenti e per i ristoranti possono essere chieste alla redazione del sito o contattando direttamente le strutture locali che si interessano di turismo e ricezione.


Indice del percorso

1

Dati identificativi del percorso  

2

La partenza

3

Il percorso  

4

Tabelle altitudini e tempi di percorrenza

5

Carta del percorso  

6

Annotazioni storiche

7

Calendario eventi storici  

8

Leggende

9

La meta del percorso  

10

Localita' importanti nel percorso

11

Flora del percorso  

12

Fauna del percorso

13

Geologia del percorso  

14

Attrezzatura consigliata

15

Abbigliamento suggerito  

16

Vallombrosa dal Dizionario Corografico della Toscana del Repetti

17

Ristoranti in zona  

18

Alberghi in zona

19

Immagine: VECCHIO TRACCIATO DELLA FERROVIA A TOSI  

20

Immagine: IL TRENINO DI VALLOMBROSA

21

Immagine: IL TRENINO ALLA STAZIONE DI S. ELLERO  

22

Immagine: LA VECCHIA STAZIONE DI SALTINO

23

Immagine: LA VECCHIA STAZIONE DI FILIBERTI  

24

Immagine: SUL TRACCIATO DELL'ANTICA FERROVIA

25

Immagine: LA VECCHIA STAZIONE DI S. ELLERO  

26

Immagine: UN TRATTO DELLA FERROVIA PRESSO FILIBERTI

27

Immagine: UNA CASCATA DEL TORRENTE VICANO  

28

Immagine: VALLOMBROSA DAL PARADISINO

29

Immagine: ISTRICE      


Dati identificativi del percorso

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Tipo di percorso

Tipo di percorso lineare

Classe del percorso

PANORAMA - AMBIENTE Notevole
STORIA Notevole
ARTE Notevole
CURIOSITA' LEGGENDE Solo accenni trovati nei racconti o negli scritti

Tipologia culturale

A - Storico

Difficolta' del percorso

Facile ma non per tutti

Possibilmente inferiore ai 9/10 chilometri che puo' essere fatto anche da persone normali in normali condizioni di salute e con un minimo di attrezzatura: pantaloni e scarpe da trekking leggero.

Localita' di partenza

S.ELLERO(REGGELLO/FI/TOSCANA)

Lunghezza del percorso

7.614(Andata: 7.614)

Percorso per mountain Bike

S

La partenza

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LA VECCHIA STAZIONE DI S. ELLERO Il paesino di S. Ellero , dal quale partiva la ferrovia per Vallombrosa, deve la sua fama al castello, cheo era situato nei pressi della confluenza del torrente Vicano nell’Arno, in luogo anticamente denominato Alfiano e nel basso medioevo Monte Acuto. Dell’insediamento fortificato, trasformato in villa, restano la torre centrale, parzialmente ricostruita, e tratti della cinta muraria sulla quale sono state addossate parte delle case dell’insediamento. Molto probabilmente venne fondato in epoca altomedievale per difesa dell’abbazia benedettina di S. Ilario in Alfiano, il cui patrimonio occupava gran parte della selvosa montagna di Vallombrosa: certo è che nel 1181 e nel 1228 le monache vi esercitavano il loro giuspadronato come risulta dai privilegi pontifici di quegli anni. Al suo interno si trovava la chiesa di San Bartolo, come risulta dalla Decima del 1301. Il castello è nominato in un contratto di vendita del 23 febbraio 1234 di alcuni beni posti in toto castro et curte et districtu S. Illari. Il fatto che lo rese tristemente noto fu la distruzione del 1267 ad opera di Carlo d’Angiò e dei guelfi fiorentini. Nel 1267 i ghibellini ostili al nuovo ordinamento formalmente governato da Carlo d’Angiò, vennero cacciati da Firenze. Nel castello di S. Ellero, ed in parte del monastero, trovarono asilo i migliori cavalieri fiorentini di parte ghibellina con i loro armati e, sotto il comando del capitano Filippo da Quona, cercarono di organizzare una controffensiva a danno dei governanti di Firenze. Carlo d’Angiò inviò la cavalleria francese ad assediare S. Ellero. L’assedio fu talmente impetuoso che quattrocento dei vinti furono trucidati sul posto ed il castello raso al suolo. Dopo la distruzione di S. Ellero le suore si trasferirono nel monastero di S. Pancrazio a Firenze. L’abbazia vecchia fu ceduta ai Vallombrosani che la trasformarono in ospizio.

Il percorso

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SUL TRACCIATO DELL'ANTICA FERROVIA

Dopo essere partita dalla stazione di S.Ellero e aver superato la statale aretina e il castello di Sant’Ellero, la ferrovia costeggiava il torrente Vicano per poi attraversarlo su di un ponte metallico di 19,5 m di lunghezza. All’altezza del cosiddetto "casotto dell’omaccio" la strada ferrata si divideva in due parti, per consentire al treno in partenza di scambiarsi con quello in arrivo: qui un manovratore aveva il compito di azionare lo scambio a mano. Dopo circa 4 Km il treno giungeva (in circa 23 minuti) in falsopiano alla stazione di Donnini (326 m s.l.m.), piccolo edificio ad un sol piano di stile svizzero.

Attraversato un passaggio a livello posto sulla strada per Reggello, il treno proseguiva per 1,5 Km (con viste su Pitiana, Paterno, Melosa, Pagiano) fino a raggiungere dopo altri 12 minuti la stazione di Filiberti (q.427), anch’essa in stile montano. Da qui la strada ferrata, dopo aver attraversato con un piccolo ponte di muratura il fosso dell’Ertone, incominciava la salita verso Vallombrosa: a q.798 il trenino si fermava al casello detto "del Vignale" per rifornirsi d’acqua. L’ultimo tratto si svolgeva tra querci e castagni in galleria naturale prima di arrivare (dopo un’ora dalla partenza) alla stazione del Saltino: La stazione del Saltino si trovava nella cosiddetta Villa Rognetta, a q.957 m.: questa localita' era stata scelta come punto di arrivo del tragitto per non turbare la tranquillita' di Vallombrosa.

Noi dell’Ursea, abbiamo deciso di andare nei luoghi dove passava l’antico tracciato per vedere quello che ne era rimasto: il luogo di partenza e' la stazione di S. Ellero, facilmente raggiungibile da Firenze seguendo la statale 69 Aretina, oltrepassando Pontassieve; nella stazione si trova ancora la stazione di partenza del trenino. Il treno si dirigeva verso l’attuale via Aretina e la attraversava, ma noi dobbiamo proseguire per alcune decine di metri fino ad incontrare sulla sinistra la strada provinciale 88 che conduce a Vallombrosa attraverso Tosi e Donnini. Qui, sulla curva c’e' un piccolo spiazzo dove parcheggiare l’auto: e se guardiamo bene vediamo che li' accanto c’e' molto evidente l’antico tracciato della linea ferroviaria. Lo percorriamo, avendo sempre alla nostra sinistra il torrente Vicano: dopo un po’ incontriamo sulla sinistra un mulino in disuso e, poco piu' avanti, una bella cascata del torrente. Andando ancora avanti sulla destra si trova un grande edificio dimesso che altro non era che la cantina dell’azienda Tito Fazzini: proseguendo la strada sale leggermente fino ad arrivare nei pressi di un tombino dell’acquedotto. LA VECCHIA STAZIONE DI FILIBERTI E’ stato qui che noi dell’Ursea abbiamo perso le tracce della ferrovia: abbiamo allora percorso la provinciale e prima di arrivare a Donnini, abbiamo notatoo uno stradello provenire dalla nostra sinistra con l’accesso precluso da una sbarra retta da due pilastri che sono stati fatti con due traversine della ferrovia. Da qui abbiamo proseguito oltrepassando Donnini, fino a giungere nei pressi della villa Pitiana: davanti alla villa, sul lato destro della provinciale, parte una strada sterrata, sbarrata da una catena e fiancheggiata da due file di alberi, che conduce ad un vecchio edificio in stile svizzero che altro non e' che l’antica stazione di Fliberti. La stazione e' abbastanza ben conservata, nonostante siano passati oltre 80 anni dalla sua dismissione: da qui il trenino iniziava una erta salita ed e' ancora evidente la vecchia massicciata della ferrovia. A questo punto abbiamo lasciato l’antica stazione di Filiberti e ci siamo diretti a Saltino, dove terminava l’antica ferrovia: la stazione terminale era Villa Rognetta, ma questa e' un edificio ormai abbandonato.

Tabelle altitudini e tempi di percorrenza

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Tabella altitudini

Altitudine della partenza

112

Altitudine massima

957

Altitudine della nostra meta

957

Dislivello

845

Descrizione punto

Punto carta

Distanza

Altitudine

Tempo perc.

Qui il trenino si riforniva d'acqua

4

0.00

798

0

Qui si trovava la stazione di partenza della ferrovia

1

0.00

112

0

Da qui la ferrovia iniziava la salita per Vallombrosa

3

0.00

427

0

Da qui il treno proseguiva attraversando la strada per Reggello

2

4.00

326

0

La stazione d'arrivo era stata scelta in questa zona per non turbare la tranquillità di villeggianti

5

7.61

957

0

 
 

Carta del percorso

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Annotazioni storiche

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IL TRENINO ALLA STAZIONE DI S. ELLERO La costruzione delle ferrovia che raggiungeva Vallombrosa si deve all’ingegno e all’acume dell’ingegner conte Giuseppe Telfener che, dopo un periodo di villeggiatura trascorso in questa zona, decise di investire le sue risorse finanziarie nella costruzione di una località di villeggiatura in questa zona bellissima. Ma, visto che la zona la si poteva raggiungere solo dopo un lungo viaggio fatto su carrozze a cavalli, si rese conto che i suoi sforzi di portare turisti fin lassù sarebbero stati vani se non avesse realizzato qualcosa che avesse ridotto di molto il tempo necessario a raggiungere Vallombrosa: ecco allora la brillante idea di costruire una linea ferroviaria a cremagliera che collegasse la zona con la linea ferroviaria Firenze – Roma alla stazione di S. Eller da porre al servizio sia dei turisti sia dei numerosi studiosi richiamati dall'importante Istituto forestale di Vallombrosa, inaugurato nel 1869. Telfener, dopo aver costituito a Firenze la "Società Anonima per la Ferrovia Sant'Ellero - Saltino", con sede in via del Proconsolo e capitale sociale di 800.000 lire, lavorò personalmente al progetto presentato nel novembre 1891 ed approvato poche settimane dopo. Grazie a sussidio governativo di 3.000 lire a Km. per 35 anni, ed a sovvenzioni della Provincia di Firenze e del Comune di Reggello, i lavori poterono prendere rapidamente inizio il 23 maggio 1892 per concludersi il 20 settembre dello stesso anno. Nello stesso periodo Telfener supervisionava la costruzione di alberghi e villette di montagna simili sul modello degli chalet svizzeri, su lotti di foresta demaniale di cui si era precedentemente assicurato la concessione. La linea venne inaugurata domenica 25 settembre 1892. Ottenuti i relativi permessi, il 23 maggio 1892 si dette inizio ai lavori che terminarono il 20 settembre: è sbalorditivo pensare che la ferrovia fu costruita in nemmeno quattro mesi di tempo, forse non sarebbe possibile nemmeno oggi! Domenica 25 settembre 1892 il trenino prese il via dalla stazione di S. Ellero e compì il suo primo percorso: l’ultimo percorso, invece, fu effettuato il 18 aprile 1924.

Calendario eventi storici

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Inizio evento Fine evento Evento
1891   Nel mese di novembre del 1891 viene presentato il progetto per la ferrovia S. Ellero - Vallombrosa
23/5/1892   I lavori per la costruzione della ferrovia iniziano il 23 maggio 1892
20/9/1892   I lavori per la costruzione della ferrovia terminano il 20 settembre 1892
25/9/1892   Il trenino della ferrovia S. Ellero - Vallombrosa compie il primo viaggio
1910   Il 1910 fu l’anno di maggior successo di questa linea ferroviaria
18/4/1924   Venerdì 18 aprile 1924 il trenino effettua la sua ultima corsa.

Leggende

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VECCHIO TRACCIATO DELLA FERROVIA A TOSI Caratteristiche della ferrovia e del trenino – La ferrovia aveva una lunghezza di circa otto chilometri e superava un dislivello di 845 metri: aveva inizia alla stazione ferrovia di S. Ellero, 112 m. s.l.m. (paese situato sulla statale 69 aretina, fra Pontassieve e Arezzo) e terminava nella localita' di Saltino, 957 m. s.l.m. Era del tipo a cremagliera: in mezzo ai due binari, posti a una distanza di 90 cm., si trovava una guida centrale dentata sulla quale faceva presa una ruota dentata che si trovava sotto il treno, nella parte centrale; sembra che sia stata la prima di questo genere costruita in Italia. Per le esigenze della ferrovia S. Ellero – Saltino vennero costruite dalla industria Baldwin di Filadelfia tre locomotive a vapore a due assi: le ruote delle locomotive avevano solo funzione di guida in quanto la macchine si muovevano sola grazie alla ruota dentata che faceva perno sulla cremagliera. Alle tre locomotive vennero dati seguenti nomi: Roma, Vallombrosa e Chimirri (questo nome venne messo in onore del ministro dell’Agricoltura dell’epoca, appunto Chimirri, che si adopero' per la costruzione della ferrovia). Vennero costruite quattro carrozze: tre del tipo aperto a giardiniera e capaci ciascuna di 56 posti ed una chiusa per le stagioni piu' fredde; vennero, inoltre, costruiti due carri merci chiusi e cinque carri merci aperti. Ogni viaggio veniva effettuato dalla locomotiva e da una carrozza: all’andata, cioe' il percorso in salita, era la locomotiva che spingeva il vagone ed il capotreno doveva stare sulla piattaforma anteriore per controllare la linea. Al ritorno, invece, la locomotiva trainava il vagone ed era quindi il macchinista a controllare il percorso. La ferrovia inizio' ad operare il 25 settembre 1892 ed incontro' subito il favore dei viaggiatori: nel periodo invernale veniva effettuata solo una corsa all’andata e una al ritorno, in primavera ed autunno si facevano due corse all’andata e due al ritorno mentre nei mesi di luglio ed agosto si effettuavano tre viaggi all’andata e tre al ritorno. UNA CASCATA DEL TORRENTE VICANO Il 1910 fu l’anno di maggior successo della linea ferroviaria: negli anni successivi inizio' il suo declino e l’arrivo della grande guerra le inflsse un gravissimo colpo. Il colpo mortale, invece, le sara' assestato dalla istituzione di una nuova linea di autobus SITA che faceva il percorso Firenze – Pontassieve – Consuma – Vallombrosa – Saltino: cosi' si arrivo' a venerdi' 18 aprile 1924, quando il trenino effettua quella che sara' la sua ultima corsa.

La meta del percorso

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VALLOMBROSA DAL PARADISINO L’Abbazia di Vallombrosa – Preceduta da una grande vasca costruita nel 1790, l’Abbazia, posta a 958 m. s.l.m., si presenta in tutta la sua imponenza: è circondata da mura interrotte da un grande bastione, da una torre quattrocentesca e da un campanile del Duecento; qui ha sede la Congregazione dei Monaci Vallombrosani fondata da Giovanni Gualberto (985 – 1073, canonizzato nel 1193) della nobile famiglia fiorentina dei Visdomini. La Congregazione vallombrosana è una ramificazione dell’ordine benedettino e nacque dell’ XI sec. appunto su iniziativa di San Giovanni Gualberto, patrono non solo di Vallombrosa ma anche di tutti gli appartenenti al Corpo Forestale dello Stato, come riforma monastica ispirata alla fusione di due ideali religiosi diversi: il cenobitismo benedettino, impegnato nella lotta alla simonia, e l’eremitismo, che movendo dalla purezza della vita contemplativa, rifiutava ogni compromesso con il mondo. Monaco benedettino del Monastero di San Miniato a Firenze, Giovanni Gualberto si ritirò con pochi seguaci a Vallombrosa, allora detta Acquabella, e dette inizio alla congregazione ispirata alla regola benedettina nella solitudine della foresta. Era nato nei pressi di Firenze da una nobile famiglia e malgrado una educazione marcatamente religiosa, la sua gioventù fu contraddistinta da dissolutezze d’ ogni genere. Fu una esperienza sconvolgente a cambiare la sua vita: un parente assassinò suo fratello. Giovanni giurò vendetta e si mise alla ricerca dell’ omicida. Quando però gli fu davanti e costui gli si gettò ai piedi, in preda al terrore, Giovanni lo perdonò. Secondo la tradizione Giovanni sarebbe entrato poi in una chiesa e avrebbe visto Gesù che dalla croce abbassava la testa verso di lui. Dopo questa esperienza Giovanni, diciottenne, maturò la decisione di farsi monaco. Nel 1013 entrò nel monastero benedettino di San Miniato, nei pressi di Firenze, dove trascorse quattro anni. Dopo essere rimasto qualche tempo anche nel monastero di Camaldoli, si ritirò nel 1030 in un eremitaggio solitario dove costruì un monastero per sé e per alcuni compagni animati dalle medesime intenzioni. Giovanni dette alla comunità una regola da lui redatta e basata sulla continuazione benedettina. Il monastero era sorto in località Vallombrosa e la nuova congregazione fu detta dei Vallombrosani. Giovanni aveva previsto una rigorosa separazione tra i monaci veri e propri e i fratelli cooperatori. I monaci non potevano mai lasciare il monastero ed erano i fratelli cooperatori a recarsi all’ esterno per tutte le necessità. Giovanni Gualberto morì a Passignano, vicino Tavarenelle Val di Pesa, il 12 luglio 1073 e fu sepolto nella chiesa del locale monastero. Fu canonizzato nel 1193 da papa Celestino III: la chiesa lo commemora il 12 luglio, giorno della sua morte. Tornando all’Abbazia, si può notare come la severa facciata settecentesca sia preceduta da un piazzale cinto da alte mura cui si accede da un cancello in ferro battuto: la facciata è opera di Gherardo Silvani che proseguì una fase costruttiva iniziata del Cinquecento da Alfonso Parigi. Si attraversa, poi, un portale e si entra in altro atrio che presenta un chiostro che preannuncia l’ingresso della chiesa: sopra la facciata di questa si trova una statua della Madonna Assunta, ai cui lati si trovano lo stemma della Famiglia Medici e lo stemma di Vallombrosa ( un bastone appuntito a forma di Tau ): sul lato sinistra della porta d’ ingresso si trova la statua di San Giovanni Gualberto. La chiesa, a croce latina tipica delle strutture dell’ ordine vallombrosano, con la cupola sorretta da otto colonne ioniche, è prevalentemente barocca anche se conserva ancora le mura perimetrali della costruzione romanica del 1224 – 1230. UN TRATTO DELLA FERROVIA PRESSO FILIBERTI La volta della navata è rivestita di affreschi eseguiti nel 1750 da Giuseppe Antonio Fabbrini, lo stesso che ha eseguito l’affresco nella cupola e le virtù (Carità, Speranza, Fede ) nei pinnacoli della stessa. Al centro della navata ci sono due altari con grandi affreschi mentre a sinistra della crociera si apre la cappella di San Giovanni Gualberto, contenente il reliquiario con il braccio del santo, mentre il corpo si trova nella abbazia vallombrosana di Passignano, piccolo e bellissimo borgo sito nelle vicinanze di Tavarenelle Val di Pesa. Dietro l’altare maggiore si trova il coro ligneo del XVI sec., opera di Francesco da Poggibonsi e, dietro ad esso, la tela della Madonna Assunta, opera del Volterrano. A destra della crociera si trovano gli ingressi della sacrestia e del Chiostro del Mascherone.

Localita' importanti nel percorso

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Il Paradisino – Seguendo da Vallombrosa la strada che conduce al Secchiata, dopo circa 1 km. sulla sinistra, si trova l’antico romitorio del Paradisino, situato su una roccia che domina la sottostante vallata: dalla sua terrazza si può ammirare uno splendido panorama su Vallombrosa e su una bella fetta di Toscana comprese, in casi di condizioni climatiche particolarmente favorevoli, le vette delle Apuane, così come è raccontato splendidamente nella prefazione al bellissimo libro di fotografie sulle Alpi Apuane di Bruno Giovanetti. Anticamente il romitorio era formato da diverse celle, alle quali si unì nel 1227 un oratorio, fino a che, con successive modifiche, non si è giunti all’ attuale costruzione. Sulla facciata dell’edificio è posta una targa che ricordo il soggiorno che qui fece il grande scrittore inglese John Milton nel 1638, il quale ricordò Vallombrosa nel suo “Paradise Lost”. Attualmente la costruzione viene utilizzata come sede estiva dalla facoltà di Scienze Agrarie e Forestali dell’ Università di Firenze.

Saltino LA VECCHIA STAZIONE DI SALTINO A distanza di 1,6 km. da Vallombrosa la vegetazione ai apre in una distesa erbosa che preannuncia il Saltino ( m.995), località di villeggiatura sorta tra la fine dell’ Ottocento e la prima metà del Novecento dando inizio allo sfruttamento turistico del Pratomagno e di Vallombrosa: questa stazione climatica dispone di strutture turistiche ben attrezzate, confortevoli alberghi e pensioni di ogni categoria, oltre a numerose ville residenziali e appartamenti offerti in affitto durante il periodo estivo.

Flora del percorso

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La Foresta di Vallombrosa – Vallombrosa e' una foresta formata da faggi e castagni ai quali, in tempi successivi, sono stati aggiunti gli abeti piantati dai Monaci Vallombrosani, abeti che ora sono divenuti la pianta prevalente. La foresta e' di proprieta' del demanio fino dal 1867 e da questo anno fino al 1913 ha ospitato l’Istituto Superiore Forestale Nazionale, in seguito trasferito a Firenze, la prima scuola forestale che sia mai istituita in Italia e che era ospitata nei locali dell’Abbazia. E’ vasta 2.400 ettari e si estende ad una altezza compresa fra i 500 e i 1450 metri: di questa fa parte anche l’Alboreto Sperimentale, raccolta di piante unica al mondo, gestito dall’Istituto Sperimentale di Selvicoltura di Arezzo. Ricchissima e' la flora della foresta, flora che nel corso dei secoli ha subito profonde evoluzioni: basti pensare che, a differenza di oggi, intorno all’anno Mille il faggio ed il cerro predominavano sull’abete bianco; il merito di questa evoluzione e' dovuto principalmente all’introduzione di una razionale selvicoltura tanto che il bosco appare caratterizzato da fustaie di abete. Le specie di abeti presenti sono quello bianco, cosi' detto per la sua corteccia bianco – grigiastra, e quello rosso che presenta una corteccia rossastra: la fascia che comprende queste conifere va dai sette – ottocento metri fino al crinale, mentre fino a questa quota predomina il castagno, rinomato sia per la qualita' del legname che per le castagne che produce. Il pino larice e' diffuso un po’ ovunque mentre il faggio predomina alle alte quote: sono presenti anche alberi esotici come l’abete americano; il sottobosco e' ricco di innumerevoli specie vegetali come ginestra, ginepro, erica, felce, agrifoglio, alloro, lamponi, mirtilli, ecc. L’articolata conformazione geografica su cui si estende la foresta, oltre al divieto assoluto di caccia, ha favorito lo sviluppo di una abbondante e varia fauna selvatica: sono presenti volpi, faine, tassi, daini, caprioli, scoiattoli, cinghiali, poiane, gufi e molti altri, mentre nei limpidi ruscelli si possono trovare le trote anche queste, pero', protette da un assoluto divieto di pesca. Fra i luoghi particolarmente suggestivi da poter visitare in questa foresta, suggeriamo le Cascate del Vicano, corso d’acqua che nasce poco sotto il rifugio Secchieta, a 1300 metri di altezza, con la dominazione di Fosso dei Bruciati, e che forma numerose e belle cascate a causa della forte pendenza della montagna e il lago del Bifolco, costituito da un sbarramento sul Fosso del Bifolco, oltre naturalmente allo splendido Arboreto.

Fauna del percorso

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La fauna della riserva di Vallombrosa e' relativamente abbondante, anche se, nella sua diffusione e nella composizione, risente della presenza dell'uomo. Tra i mammiferi sono presenti, in particolare, capriolo, cinghiale, daino, donnola, faina, ghiro, istrice, lepre, riccio, scoiattolo, tasso, volpe mentre una particolare menzione merita l'esigua seppur consolidata presenza del lupo. Rara la presenza del cervo considerato come non stanziale ma come specie in transito verso zone caratterizzate da pascoli piu' abbondanti e diffusi. Tra le numerosissime specie di uccelli si trovano vari picchi e fringillidi mentre la popolazione dei predatori annovera una diversificata presenza di rapaci diurni e notturni come il gheppio, la piana, il falco pecchiaiolo, la civetta, il gufo comune ed anche il raro gufo reale.

ISTRICE Istrice - L’istrice (nome scientifico hystrix cristata, famiglia istricidi, ordine roditori) e' inconfondibile per la presenza degli aculei, ossia di peli modificati sino a divenire rigidi ed appuntiti. Sono presenti sul dorso e sulla coda a bande bianche e nere - marroni; sul muso e sul collo sono presenti delle lunghe setole; il ventre e' ricoperto di peli; la criniera presente sulla nuca e' costituita da lunghe setole sottili rivolte all’indietro di color bianco - grigio con l’estremita' bianca. La coda, oltre che dai sottili aculei, presenta anche gli aculei della sonagliera che sono aperti all’estremita', assumendo la forma di un calice, e sono cavi: quando la coda si agita, gli aculei battono producendo un suono particolare. Gli aculei hanno lunghezza variabile, arrivando sino a 40 cm sul dorso. Essi non sono velenosi, ma possono provocare delle ferite nell’aggressore che facilmente si possono infettare, causandone la morte. L’istrice e' caratterizzato da un corpo massiccio, da una grossa testa, da un robusto collo, da orecchie piccole e tonde, da zampe relativamente lunghe, dalle piante dei piedi larghe e dalle robuste unghie utili per scavare. Gli occhi sono piccoli e rotondi e lateralmente al muso ci sono dei baffi molto sensibili, detti vibrisse. L’istrice europeo e' lungo circa 70 cm, la coda una decina di centimetri e l’altezza alle spalle (non rizzando gli aculei) e' circa 25 cm. L’istrice, nonostante l’aspetto “ispido”, e' un animale estremamente pacifico e tranquillo, che cerca continuamente di nascondersi soprattutto nelle ore diurne. Quando e' disturbato si gonfia a tal punto da raddoppiare le dimensioni e rizza la principale arma di difesa, ossia gli affilatissimi aculei, ed inizia a ringhiare e a soffiare. L’istrice in pericolo o minacciato inizia anche a muoversi e a lanciare gli aculei sino a qualche metro di distanza. Anche nei momenti piu' difficili l’istrice non morde, ma si avvolge su sé stesso, attendendo che il pericolo passi. Questo Mammifero ha abitudini notturne e vive in piccoli gruppi. Durante il giorno il nostro amico si nasconde in tane, scavate grazie alle unghie delle zampe anteriori, oppure in cavita' naturali. Questo Roditore si nutre di tuberi, di bulbi, di cortecce, di frutti e, con meno frequenza, di insetti. Se si trova in prossimita' d’aree coltivate non puo' resistere alla tentazione di patate, mais, ecc. La stagione degli accoppiamenti va da maggio sino ad ottobre. Dopo un paio di mesi nascono i piccoli istrici, da 1 a 3, con gli occhi aperti e ricoperti di morbidi aculei, che s’induriscono nel giro di qualche giorno. Spesso i piccoli istrici si attaccano talmente saldamente ai capezzoli della madre da non staccarsi nemmeno durante gli spostamenti. La tana costruita dalla femmina prima della nascita e' accogliente e comoda, rivestita di foglie e arbusti.

Geologia del percorso

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Dal punto di vista geologico, risulta predominante una formazione dell’Oligocene formata da rocce sedimentarie (quali grossi banchi di arenaria) alternate a strati di scisti argillosi. Il terreno e' generalmente povero di calcare e piuttosto acido. Nella parte alta della foresta sono piu' frequenti gli scisti, e da essi evolve un tipo di suolo detto terra bruna: questi suoli (a struttura sabbiosa-limosa e poveri di scheletro) hanno ottime caratteristiche forestali, ma in caso di assenza di copertura vegetale favoriscono fenomeni erosivi anche di tipo franoso.

Nella zona di Pian di Melosa invece prevalgono suoli a prevalente tessitura sabbiosa originati da arenarie grossolane, facilmente alterabili. Piu' a sud affiorano banchi di arenaria meno alterabile e piu' compatta, da cui derivano suoli molto ricchi di scheletro e poveri di humus. Nonostante l’accentuata acclivita' dei versanti, il fenomeno delle frane e dell’erosione risulta assai limitato, merito anche della densa copertura boschiva assicurata dalla razionale gestione secolare di queste foreste

Attrezzatura consigliata

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Essenziale e' lo zaino: non deve essere troppo grande né troppo piccolo, ma capace di contenere la nostra attrezzatura e un ricambio almeno di maglietta e calzini e male non sarebbe se avesse il bastino per impedire il contatto con la schiena e il copri zaino antipioggia. Poi puo' essere utile avere con noi un coltello serramanico multiuso e una piccola cassetta di pronto soccorso contenente il siero antivipera. Gli amanti della fotografia e delle riprese cinematografiche si porteranno dietro la loro attrezzatura: e' superfluo dar loro consigli, ma anche un profano puo' portarsi dietro un binocolo perché in montagna i panorami sono sempre molto appaganti. Ricordiamo di portarsi sempre dietro un taccuino e una penna per prendere appunti: il loro uso si rivelera' prezioso perché ci permettera' di annotare descrizioni e tempi di percorrenza, oppure le principali caratteristiche di animali o piante da studiare poi con calma a casa; sara', insomma, il diario di bordo delle nostre escursioni. Indispensabile e' la cartina dei sentieri della zona dove compiamo l’escursione: questo anche se ai nostri itinerari e' sempre allegata la cartina della zona. Per orientarsi sulla cartina e sul terreno possiamo usare la bussola: se ne trovano in commercio di ottime a prezzi modesti. Infine possiamo portare con noi l’altimetro: l’importante e' ricordare che il suo funzionamento avviene in base alla variazione di pressione atmosferica che diminuisce man mano che si sale per cui va tarato l’indice in loco regolandolo in corrispondenza di una quota conosciuta. Chiudiamo ricordando che alla partenza non deve mai mancare la borraccia piena d’acqua, indipendentemente dal fatto che si incontrino sorgenti lungo il percorso.

Abbigliamento suggerito

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Quando ci si reca a fare un'escursione e' necessario indossare un buon paio di scarponi: devono essere robusti, flessibili, impermeabili e con una buona suola scolpita; devono contenere il collo del piede e la caviglia per evitare, soprattutto in discesa, che scivoloni o piedi appoggiati male si trasformino in distorsioni o slogature. I calzini e' bene indossarli di lana: ce ne sono molti fatti appositamente per il trekking. Per i pantaloni l’ideale sarebbero quelli cosiddetti alla zuava, i classici da montanari: io, pero', ho sempre usati quelli sopra il ginocchio, per cui e' bene che ognuno si regoli secondo le sue esigenze. Per l‘abbigliamento della parte superiore anche qui e' superfluo dare consigli: l’importante e' non coprirsi eccessivamente alla partenza, tante volte sono partito in compagnia di amici che avevano freddo li' per li' ma che dopo pochi minuti soffrivano per il caldo. Ricordiamoci che camminare scalda, evitiamo percio' di coprirci troppo alla partenza, ma, invece, copriamoci subito quando ci fermiamo per qualche sosta. Se siamo nella buona stagione puo' essere utile indossare il cappellino per ripararsi dal sole. Chiudiamo ricordando di portarsi dietro una mantellina di tela cerata tipo poncho, indipendentemente dal tempo che troviamo all’inizio del nostro percorso: a volte il tempo cambia rapidamente ed e' bene essere prudenti.

Vallombrosa dal Dizionario Corografico della Toscana del Repetti

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Il Dizionario Corografico della Toscana e' stato stampato nel 1845 e costituisce la base fondamentale di tutta la storia e la geografia della Toscana: vi sono indicati tutte le citta' e i paesi della nostra regione in ordine alfabetico; ritengo fare cosa utile pubblicare quello che riporta su Vallombrosa e anche se il linguaggio e' quello di 160 anni (tanto per dire non si parla di Toscana ma di Granducato di Toscana) credo che leggere queste righe sia veramente affascinante.

Vallombrosa, Valombrosa e Valle Ombrosa nel Val d'Arno fiorentino - Celebre Badia sul monte omonimo, gia' detto Monte Tabarra, in origine Eremo sotto il titolo di S. Maria d'Acquabella nel popolo di S. Andrea a Tosi che dista miglia toscane 2 1/2 al suo maestrale, Comunita' Giurisdizione e circa 6 miglia toscane a settentrione di Reggello, Diocesi di Fiesole, Compartimento di Firenze, dalla qual citta' il monastero di Vallombrosa dista circa miglia toscane 18 a levante, un quarto di miglio toscano a scirocco dell' Eremo devoto delle Celle, noto comunemente col vocabolo di Paradisino, e miglia 3 e 1/2 a scirocco del magnifico resedio di Paterno sotto Magnale.

Non vi e' italiano, non viaggiatore di oltremonti, il quale venendo in Firenze per ammirarne le sue bellezze trascuri di recarsi nella calda stagione al romantico monte ed alla Badia di Vallombrosa. Il grandioso suo fabbricato, che mette in mezzo alla clausura una devota, bella e ricca chiesa, fa contrasto alle cupe foreste ed alle sempre verdi praterie che lo circondano. Avvegnaché la natura selvaggia del luogo, la tinta nerastra delle selve di abeti che lo fiancheggiano, alle quali annosi faggi fanno corona, la caduta delle acque spumeggianti del torrente Vicano di S. Ellero che romoreggia tra rupi immense di cadenti macigni; l'erba ed i fiori montani che cuoprono i tappeti di quei prati, i colpi delle scuri che abbattendo le antenne naturali degli abeti, interrottamente in quel silenzio rintronano, tuttocio' offre a chi contempla la Vallombrosa un aspetto di malinconica solitudine tendente al raccoglimene ed alla meditazione religiosa ed assai confacente per fornire materia di serie riflessioni, siccome le offri' nel secolo XV al divino Ariosto nel suo Orlando Furioso, e piu' tardi all'inglese poeta Milton nel suo Paradiso perduto. Il primo de' quali qualificava fino d'allora la Badia della Vallombrosa

Ricca e bella, né men religiosa

E cortese a chiunque vi venia.

(Canto XXII. Stanza 36.)

Non staro' qui a ripetere, rispetto alla storia primitiva di cotesta Badia, quanto fu detto altrove, e segnatamente agli Articoli S. Ellero di Alfiano e Magnale, ne cio' che disse prima di me l'abate don Fedele Soldani né Francesco Fontani nel suo Viaggio pittorico della Toscana: sivvero aggiungero', che il primo Eremo di S. Maria d'Aquabella ossia di Vallombrosa, nel 1043 era gia' stato edificato da S Giovanni Gualberto primo istitutore di quella Congregazione monastica, tostoche' un pio fiorentino con atto del 27 agosto di quell'anno dono' alcuni beni al Monastero di S. Maria d' Aquabella.

Infatti nell' anno 1039, epoca della donazione fatta a S. Giovanni Gualberto da Itta badessa del Monastero di S. Ellero, l'Imperatore Corrado I con suo privilegio confermo' ai monaci ritirati con S. Giovanni Gualberto in Vallombrosa tutti i possessi avuti da esse monache in dono, e fu probabilmente allora che il santo fondatore segno' il luogo per edificare costassu' la prima Badia di S. Maria detta poi di Vallombrosa. Arroge a cio' un atto pubblico del maggio 1068 scritto nel Monastero di Rosano sull'Arno, col quale il conte Guido di Poppi e la contessa Ermellina sua consorte rinunziarono a S. Gio. Gualberto i loro diritti sul monte Taborra (il monte oggi detto di Secchieta) nel cui fianco occidentale risiede la Badia. Alla stessa donazione servi' di conferma altra scrittura, rogata in Strumi presso Poppi li' 31 gennajo 1104, mercé cui la contessa Emilia di consenso del suo marito C. Guido confermo' la donazione del 1068 fatta dal conte Guido di lei suocero alla felice memoria dell' abate maggiore Giovanni Gualberto nella persona dell'abate e cardinale Bernardo (Uberti) che allora presedeva alla S. Congregazione Vallombrosana, e per esso al di lui rappresentante don Teodorico preposto della Vallombrosa.

Alla qual Badia essa donna concede' molti terreni, case e chiese,

quas ego (cito le parole dell'istrumento) habere, tenere, et possidere visa sum, vel alii per me, sicut mihi evenerunt per chartalam donationis, et scriptum Morgincap curri utraque ripa (Vicani) a Melosa usque ad Fractam jugum Alpis etc. omnia in integrum infra circuitum istum, sicut fuit recta per curtem de Magnale curri ecclesia ibidem posita, et curri cune de Paciano, quemadmodum ego proprietario nomine habere et tenere videor ex parte jam dicti viri mei etc..

Rogo' l'istrumento il notaio Lamberto. Né debbo tacere della celebre contessa Matilde munifica benefattrice di questa Badia che arricchi' di beni e di privilegi amplissimi concessi alla Congregazione preseduta dal piissimo Card. Bernardo Uberti. Accresciuto col fervore religioso il numero de' monaci si penso' a edificare nel secolo XV in Vallombrosa una piu' vasta clausura con chiesa piu' decente. Il suo monastero frattanto fu in piu' tempi e sotto il governo di varj prelati dello stesso Ordine religioso accresciuto, abbellito e nel 1640 decorato di magnifica facciata dal Padre Abate don Averardo Niccolini di Firenze.

Dissi che la chiesa della Vallombrosa tu abbellita e rifatta nel secolo XV. Al qual secolo ci richiama il bellissimo attico di marmo, trascinio in fondo alla chiesa, il quale fu tatto nell'ottobre del 1487 sotto il governo del Pad. Abate don Filippo Francesco de Metani di Firenze, siccome apparisce da un'apposita e lunga iscrizione. Non faro' parola né della struttura né delle bellezze della chiesa attuale, la quale trionfa in mezzo del chiostro, essendo essa stata esattamente descritta dall' autore del Piaggio pittorico della Toscana.

Due buoni secoli dopo la istituzione della Congregazione di Vallombrosa (nel 1255) vennero riuniti a questa Badia i beni di S. Ellero, le cui monache furono traslatate a Firenze, a condizione che l' abate e monaci di Vallombrosa, viventi le recluse state in S. Ellero, dovessero pagarle un vitalizio e conservare l'uso del vecchio loro monastero. Intorno a quel tempo medesimo fu edificato sopra il risalto di una rupe l'Eremo detto delle Celle, piu' noto attualmente sotto il vocabolo di Paradisino, luogo in ogni tempo santamente frequentato, e nel principio del secolo XIV dal monaco Vallombrosano beato Giovanni da Calignano di Gambassi abitato, sicché dall'Eremo predetto fu poi appellato il B. Giovanni dalle Celle. Il quale beato mostro' nei suoi tersi scritti come assai bene si possono associare santita' di costumi, amore per lo studio e purgatezza di lingua italiana nello scrivere. Né debbo passare sotto silenzio aver servito cotesto Eremo di spirituale e spontaneo ritiro a molli altri distinti religiosi della stessa Congregazione Vallombrosana, i quali alla purezza del vivere congiunsero l'amore alle scienze ed alle belle arti, come fu il chiaro botanico Don Buono Faggi, e per ultimo Don Enrico Hugford ripristinatore in Toscana dell'arte della scagliola. Ora questo locale per le cure dell' Abate attuale di Vallombrosa don Silvano Gori, e del suo camarlingo don Vitaliano Corelli e' stato talmente abbellito, e resone piu' comodo l'accesso, che di Eremo angusto e di penitenza vedesi ridotto ad un vero Paradisino terrestre.

All'Articolo Abazia di Passignano fu indicata l' epoca nella quale il potente abate Ruggieri de' Buondelmonti, dopo avere sul declinare del secolo XIII governato per molti anni la celebre Badia di Passignano, nel 1298 pote' salire sul primo gradino della gerarchia Vallombrosana facendosi dichiarare Abate generale di quella Congregazione, e fu esso medesimo, che nel 20 agosto dell'anno 1302 ottenne dalla Signoria di Firenze una provvisione assai favorevole, quella cioe' di potere render ragione per mezzo de' suoi visconti o vicarj nei castelli e distretti di Stagnale e di Bistonda, come pure nelle ville di Tosi, di S. Martino a Fagiano e di Catiliano o Caticciano sotto Magnate. Il quale Abate Ruggieri, mentre risedeva nel palazzo del Guarlone sull' Arno dirimpetto alla Badia di S. Salvi, nel 16 agosto 1316, giorno penultimo della di lui vita, detto' il suo testamento col quale rimordendole la coscienza, volle che fossero restituiti alle Badie di Passignano e detta Vallombrosa gli arredi preziosi ed i vasi sacri di argento che egli durante il suo governo si era arbitrariamente approprialo. Questa Badia si conservo' di secolo in secolo in secolo devota, copiosa di monaci esemplari non meno che cortesi e dotti, fino a che all' invasione delle truppe francesi (anno 1808) ogni ordine monastico fu rovesciato e con esso caddero i primi santuarj della Toscana. Allora il monastero della Vallombrosa (1809) non solo fu vuotato dei migliori oggetti di belle arti, ma venne indiscretamente dilapidato; allora la detta chiesa ricca di sante reliquie, di arredi sacri, di vasi di argento, di tavole di pittori distinti trovossi spogliata; allora la doviziosa e celebre biblioteca di questa Badia copiosa di codici, di rarissime edizioni di libri e di opere pregevoli degli stessi monaci della Vallombrosa furono messe quasi direi a ruba ed in gran parte disperse. Finalmente al ritorno del legittimo sovrano in Toscana, anche la Vallombrosa risorse, e si ripopolo' di monaci, in guisa che ritornando all'antico splendore essa continua a fiorire all'ombra della pristina disciplina e della valida protezione dell'Augusta Famiglia felicemente regnante.

Chi poi fosse curioso di conoscere l'epoche diverse della prima fondazione, che alcuni con l'abate Vallombrosano don Fedele Soldani, attribuirono all'anno 1015 anzi che dopo; chi volesse sapere l'epoca dell'approvazione della nuova Congregazione (anno 1055)della soppressione (ottobre 1810) (gennajo 1819) potra' leggere un' apposita iscrizione in marmo esistente sotto il portico della chiesa di Vallombrosa.

Monte della Vallombrosa. Questo monte di cui fanno parte quelli gia' denominati Tabora e Aquabella si eleva fra il Val d'Arno fiorentino e quello del Casentino avendo alla sua base meridionale il torrente dicano di S. Ellero, a maestro le sorgenti del dicano di Pelago ed il poggio della Croce vecchia di S. Miniato in Alpe col monte della Consuma, mentre dalla parte di scirocco il monte di Secchieta si annesta con i gioghi piu' occidentali di Pratomagno. Passato appena di mezzo miglio il vasto edifizio della Grancia vallombrosana di Paterno, di cui si fece parola al suo articolo, dopo avere osteggiato di costa' la base australe ed orientale del poggio di Magnale, avendo sotto i piedi la profonda ripa del torrente, si arriva al ponte sul Vicano di S. Ellero. Alla sinistra del quale ha principio la salita del monte della Vallombrosa. Di la' il viaggiatore lasciando alla sua destra il povero villaggio di Tosi coperto da una selva di castagni, continua per circa un miglio e mezzo di salita in mezzo ai castagneti, finché fra le colonne delle Croci sottentrano le piante di abeto tramezzate di quando in quando da verdi praterie, dove, presso una vasta peschiera a mezza costa del monte omonimo, ed in un insenatura del Vicano di S. Ellero si erge a guisa di turrita regia alpestre la grandiosa Badia di Vallombrosa. - Due terzi di miglio sopra la Badia gli abeti cominciano ad alternare con le vecchie piante di faggi, le quali dominano piu' in alto quasi sole fra amene praterie irrigate e mantenute sempre verdi da limpidi ruscelli di acque silvestri. Per uno che ami d'occuparsi nella contemplazione della natura, diceva a questo proposito l'abate Fontani, non vi ha forse altro luogo in Toscana, dove nel suo orrido egli la possa ravvisare piu' attraente e maestosa quanto nel monte della Vallombrosa. Non e' qui luogo d'individuare i sorprendenti e variati punti di vista che presentano i contorni della Vallombrosa, non le simetriche disposizioni degli abeti introdottivi dai discepoli di S. Giovanni Gualberto; ripetero' bensi' cio' che mi disse un vecchio ed esemplare Vallombrosano restato dopo il 1815 per del tempo solo in quel grandioso spogliato monastero: cioe', che egli in mezzo alle spaziose selve di castagni ripianto' i delicati meli di Svezia, i quali semi mezzo secolo innanzi vi recava un monaco di nazione inglese, ma il di cui frutto si era imbastardito; egli mi aggiunse, che mentre fu solo costassu' ando' propagando per le nude praterie sopra 100,000 abeti; e che per di lui cura fu seminata nei prati alpini una qualita' di grano detto Andriolo (triticum hibernum spica rubra L.) il quale anche presso la sommita' del monte vegeta, granisce e fruttifica assai bene, talché con questo importante cereale i monaci della Vallombrosa suppliscono alle pristine culture dello spetta e della segale, senza dire della copiosa raccolta che da qualche tempo usasi costa' dei bulbi di ottime patate, ecc. Rispetto al mantenimento di quelle selve lascio' un'utile lavoro il sacerdote Vallombrosano, gia' camarlingo di Vallombrosa, don Antonio Fornaini nel suo Saggio sopra l'utilita' di ben conservare e preservare le foreste, pubblicato in Firenze nel 1825.

Ristoranti in zona

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Nome

Localita'

Telefono

Note

Belvedere

Via San Giovanni Gualberto,28 - Saltino

055 / 862078

Aperto solo in luglio e agosto

I Laghi della Tranquillità

Località Rigacci - Reggello

055 / 8656720

 

La Porcinaia

Via della Reistenza,3 - Tosi

055 / 864616

 

Santa Caterina

Via San Giovanni Gualberto,131 - Saltino

055 / 826043

 

Stroncapane

Località I Piani,70/a - Reggello

055 / 8667457

 

Villa Pitiana

Via Provinciale per Tosi,7 - Reggello

055 / 860397

 

Alberghi in zona

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Nome

Localita'

Telefono

Note

Abetina

Via San Giovanni Gualberto,35 - Saltino

055 / 8622394

 

Agriturismo 'S. Iacopo'

Località San Lorenzo,247 - Reggello

055 / 8666115

 

Grand Hotel 'Vallombrosa'

Via Carducci,2 - Vallombrosa

055 / 862163

 

La Foresta

Vallombrosa

055 / 862181

 

Sorriso

Via San Giovanni Gualberto,8 - Saltino

055 / 862093

 

Immagine: VECCHIO TRACCIATO DELLA FERROVIA A TOSI

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VECCHIO TRACCIATO DELLA FERROVIA A TOSI

VECCHIO TRACCIATO DELLA FERROVIA A TOSI

Vecchio tracciato della ferrovia a Tosi

Immagine: IL TRENINO DI VALLOMBROSA

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IL TRENINO DI VALLOMBROSA

IL TRENINO DI VALLOMBROSA

Il trenino di Vallombrosa

Immagine: IL TRENINO ALLA STAZIONE DI S. ELLERO

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IL TRENINO ALLA STAZIONE DI S. ELLERO

IL TRENINO ALLA STAZIONE DI S. ELLERO

Il trenino alla stazione di S. Ellero

Immagine: LA VECCHIA STAZIONE DI SALTINO

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LA VECCHIA STAZIONE DI SALTINO

LA VECCHIA STAZIONE DI SALTINO

La vecchia stazione di Saltino

Immagine: LA VECCHIA STAZIONE DI FILIBERTI

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LA VECCHIA STAZIONE DI FILIBERTI

LA VECCHIA STAZIONE DI FILIBERTI

La vecchia stazione di Filiberti

Immagine: SUL TRACCIATO DELL'ANTICA FERROVIA

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SUL TRACCIATO DELL'ANTICA FERROVIA

SUL TRACCIATO DELL'ANTICA FERROVIA

Sul tracciato dell'antica ferrovia di Vallombrosa

Immagine: LA VECCHIA STAZIONE DI S. ELLERO

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LA VECCHIA STAZIONE DI S. ELLERO

LA VECCHIA STAZIONE DI S. ELLERO

La vecchia stazione di S. Ellero

Immagine: UN TRATTO DELLA FERROVIA PRESSO FILIBERTI

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UN TRATTO DELLA FERROVIA PRESSO FILIBERTI

UN TRATTO DELLA FERROVIA PRESSO FILIBERTI

Un tratto della ferrovia presso Filiberti

Immagine: UNA CASCATA DEL TORRENTE VICANO

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UNA CASCATA DEL TORRENTE VICANO

UNA CASCATA DEL TORRENTE VICANO

Una cascata del torrente Vicano

Immagine: VALLOMBROSA DAL PARADISINO

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VALLOMBROSA DAL PARADISINO

VALLOMBROSA DAL PARADISINO

Vallombrosa dal Paradisino, località che si trova sulla strada che da Vallombrosa conduce al monte Secchieta

Immagine: ISTRICE

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ISTRICE

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